Natività di Maria, Novgorod sec. XV - XVI

Articolo scritto giovedì, 08 settembre 2011

Nella tradizione bizantina la Natività di Maria segna l’inizio delle grandi feste liturgiche: “La celebrazione odierna è per noi l’inizio delle feste” esordisce Sant’Andrea di Creta nel suo sermone in occasione di tale festa(omelie,43). La nascita della Tutta Pura, “Tabernacolo dell'eterna gloria” e “Dimora tutta consacrata a Dio” stabilisce l’elemento essenziale per la successiva venuta del Salvatore.
Il significato e il fine della nascita di Maria è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre di Dio. Questa festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l'Antico Testamento.
Lo scenario è l’interno di una casa 'nobile', quella di san Gioacchino. Sul lato sinistro dell’Icona campeggia la figura di Anna, stesa su un grande cline incurvato, simbolo dell’amore coniugale, qualche istante dopo aver messo al mondo Maria.
In analogia alle icone della Natività di Gesù, l’atteggiamento di Anna è quello della riflessione sulle meraviglie che il Signore ha operato in lei. La casa di Gioacchino è particolarmente ricca, lo provano gli ornamenti architettonici e gli arredamenti, ci sono molti servitori che accudiscono i due personaggi sacri. La tradizione vuole che Gioacchino fosse un uomo molto facoltoso; il Protovangelo di Giacomo riferisce che quando l’angelo avvisò il santo del concepimento di Anna, questi ordinò ai suoi pastori di preparare un olocausto per il Signore ed un gran banchetto per i suoi vicini: “Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto, perché questi dieci agnelli sono per il Signore. Portatemi anche dodici vitelli teneri e questi dodici vitelli sono destinati ai sacerdoti e al consiglio degli anziani; e cento capretti destinati, questi, a tutto il popolo”. La culla in cui è deposta Maria in fasce denota un alto grado di decoro ed una notevole agiatezza, in alcune raffigurazioni è presentata con delle slitte per essere dondolata.
Dalla finestra posta in alto Gioacchino osserva felice la pargoletta deposta nella culla, il suo atteggiamento è di profonda gioia e lode: “Signore mio Dio, ti loderò; glorificherò il tuo santo nome, ‘perché hai eseguito progetti meravigliosi, concepiti da lungo tempo, fedeli e veri’(Is 25,1)" questa la preghiera che Niceta il Paflagone pone fra le labbra del santo genitore. In tutte le rappresentazioni figura la tenera ed intima scena del bagnetto: la levatrice tiene la piccola Maria in braccio, mentre saggia la temperatura dell’acqua, un’ancella nel frattempo versa acqua nel catino. Il tema del bagno non pare però derivare da una specifica tradizione, quanto dall’uso iconografico già invalso nell’arte pagana di rappresentare così un personaggio singolare.
E’ essenziale però constatare che in tutte le rappresentazioni la bambina viene proposta con le scritte liturgiche M(éte)r Th(uo)ù, cioè Madre di Dio, palese segno della santità di Maria fin dalla nascita e non solo dal momento della suo sì. Diverse donne, in atto di servizio, circondano Maria ed Anna e come era usanza per gli schiavi, queste hanno tutte il capo scoperto e portano vestiti senza maniche o, al massimo a mezze maniche, volendo simboleggiare il fatto che le loro braccia sono destinate al servizio nella casa. Una donna porge alla puerpera una coppa con farmaco, mentre altre portano delle uova; “l’uovo è simbolo della fecondità, del rinnovamento, della nascita e della rinascita.”(M. Eliade, Trattato di storia delle religioni). Altre donne con dei flabelli variopinti rinfrescano sia la puerpera che la bambina.

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