Ordo Virginum

 Cenni sull'Ordine delle vergini consacrate 

Per leggerne i contenuti puoi scorrere questa pagina o cliccare sui titoli .... buon approfondimento!



 1.    La verginità nella Bibbia
 2.    Verginità ed inizi di un Ordo nel periodo post-apostolico
 3.    L'evoluzione del Rito della consacrazione lungo il corso dei secoli 

 4.    Breve analisi del Rito della consacrazione delle Vergini
 5.    Natura della consacrazione verginale
 6.    L'Ordo Virginum a confronto con le altre forme di vita consacrata
 7.    Matrimonio mistico e confronto con la dimensione coniugale 
 8.    La ministerialità della vergine consacrata

 9.    L'ammissione alla consacrazione verginale
10.   La cura pastorale da parte del Vescovo diocesano

11.   Itinerario formativo per le donne che desiderano ricevere la consacrazione
12.   Collegamento in Italia e nel mondo
13.   L'Ordine delle Vergini in Italia  
13.1 a 40 anni dalla promulgazione del Rito     

14.  L’Ordine delle vergini consacrate in Sicilia 

15. Video: Ordo Virginum bellezza antica e sempre nuova
16. Libri pubblicati

 

1. La verginità nella Bibbia


          Nella tradizione veterotestamentaria troviamo un insegnamento poco rilevante sulla verginità: apprezzata e richiesta nelle donne quale elemento essenziale prima di contrarre matrimonio (Dt 22,13-21; Lv 21,13ss) ma mai esaltata come stato di vita permanente, poiché non si concepivano forme alternative al matrimonio. Infatti, per gli Ebrei la vita della donna, insieme a quella dell’uomo, trova il suo orientamento nella procreazione in base al precetto di Gen 1,28 «Siate fecondi e moltiplicatevi», la benedizione di Dio consiste nella fecondità della donna e in una numerosa prole (Sal 127). Situazione analoga si ha in alcuni profeti quando designano Israele come vergine che muore senza lasciare prole dopo di sé (Am 5,1ss; Gl 1,8; Lam 1,15-2,13), a cui è negata una discendenza perché infedele al patto d’alleanza con Dio, come dimostra l’imposizione divina di celibato su Geremia quale segno profetico di sventura in Israele (Ger 16,1-13).
          Ma accanto a questi tratti negativi, troviamo alcune figure emblematiche al riguardo di vedove che scelgono di non sposarsi come Giuditta che, nonostante la sua nota avvenenza, rinuncia alle seconde nozze per essere madre del suo popolo (Gdt 8,4; 16,22).
          La continenza temporanea è fattore peculiare per avvicinarsi al sacro prima di partecipare ad un pasto sacro (1Sam 21,5), in una battaglia (2Sam 11,8-13), o in preparazione dell’alleanza con Dio (Es 19,14ss).
          Si comincia a sottolineare la verginità del popolo d’Israele nel suo aspetto morale: avulsa da qualsiasi prostituzione religiosa, fedele all’amore di Dio, pronta come sposa adorna in prossimità della nuova alleanza; già nel profeta Isaia il matrimonio tra un giovane e una vergine simboleggia le nozze tra il Signore e Israele (62,5).
Ed inoltre, in alcuni strati sociali, che costituiranno quei “puri” detti anche “Esseni” s’inizia a percepire che, in preparazione alla venuta del Messia e all’estensione del regno, non necessitava più la quantità numerica del popolo eletto ma la sua santità.
          Nel Nuovo Testamento, la nascita Gesù Cristo dal seno verginale di Maria, la Sua persona, la Sua vita, le Sue parole sono il fondamento della verginità cristiana e ne costituiscono insieme la motivazione. Il Cristo parla di “eunuchi per il regno” (Mt 19,12), cioè di coloro che scelgono liberamente di restare vergini per il regno di Dio, e ciò fa emergere tra gli ebrei la polemica di fondo, ossia lo stato verginale di Gesù, che in quanto non sposato rischiava l’accusa di essere eunuco, (ricordiamo che gli eunuchi non potevano esercitare alcun diritto). Il vivere nella verginità è la proposta che Cristo stesso fa a chi desidera seguirlo, a chi vuol divenire suo discepolo (Lc 14,26): «Se uno viene a me e non odia(= amare meno) suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria stessa vita, non può essere mio discepolo».
          Un tema particolarmente caro a S. Paolo è il carattere sponsale della verginità, in Ef 5,22-33 il connubio Cristo-Chiesa, realizzazione attualizzante dell’unione Adamo - Eva, è inteso come segno e simbolo del matrimonio Cristo capo, sposo e custode della Chiesa santa e immacolata; rievocando i contenuti del Cantico dei Cantici: “tu sei tutta bella, amica mia, e in te non c’è macchia” (4,7), essa è presentata dall’apostolo quale vergine casta (2Cor 11,2), fidanzata a Cristo. É un rapporto intimo e fecondo in cui lo Sposo è della Sposa, Egli si dona completamente a Lei perché sia totalmente partecipe della Sua missione.
          Su questa linea inizia ad emergere, nelle prime comunità cristiane, la scelta  della continenza perpetua (1Tm. 5,9-12) e ad uno stato di vita verginale, a questo proposito, S. Luca, in Atti 21,8-9, parla di quattro vergini figlie del diacono Filippo che avevano ricevuto il dono della profezia.
          La verginità è dono di Dio che non tutti possono comprendere (Mt 19,11), che non tutti hanno ricevuto (1Cor 7,7), condizione auspicata da S. Paolo affinché ci si possa dedicare ancor più intimamente al Signore, viene delineata come stato di vita senza tribolazioni nella carne, libera dalle preoccupazioni e dalle distrazioni del mondo (1Cor 7,28ss).
          Tale dottrina non evidenzia affatto una scelta di comodo per evitare determinate responsabilità, né tantomeno mantiene una visione “puritana” del cristianesimo; piuttosto, lo stato verginale viene designato come stato di vita ideale per il cristiano, proclamazione esistenziale della caducità di un mondo fugace ed esaltazione dell’eternità offerta da Dio, presenza anticipatrice dell’eschaton, realizzazione della salvezza apportata da Cristo, “primizia per Dio e per l’Agnello” che insieme ai martiri intonano un cantico nuovo dinanzi al trono (Ap 14,3-4).


 Per ulteriori approfondimenti:
DE LORENZI L., La verginità nell’Antico e Nuovo Testamento in Nuovo Dizionario di teologia biblica, Milano 1994, pp. 1644-1654.
FESTORAZZI F., Matrimonio e verginità nella Sacra Scrittura in AA.VV., Matrimonio e verginità. Saggi di teologia, Venegono Inferiore 1963, pp. 51-158.
LEGRAND L., La dottrina biblica della verginità, Torino 1965.
TOSETTI G., Vergine, in Dizionario del Nuovo Testamento, Brescia 1978, pp. 547-548.
ID., Verginità, in Dizionario biblico storico-critico, Roma 1987, pp. 1031-1032.


 

  2. Verginità ed inizi di un Ordo nel periodo post-apostolico 
 

       La verginità cristiana, insieme al martirio e alla carità fraterna sono gli argomenti centrali degli apologisti e dei Padri per dimostrare la sublimità del cristianesimo in confronto alla corruzione e depravazione dei costumi pagani. S. Ignazio di Antiochia († 117) attesta che, nella Chiesa di Smirne, diverse vergini si sono votate alla castità e sono state assimilate al collegio delle vedove:“...parimenti le vergini chiamate vedove”. Il fatto che al gruppo delle vedove inizialmente appartengano anche le vergini fa supporre che quest’ultime, guardando alla “scelta” delle vedove, ne abbiano assunto pienamente il valore esemplare e lo stile di vita. 1Nei primi duecento anni, chi abbraccia la vita verginale, vive all’interno della propria famiglia, continuando a svolgere le stesse attività degli altri, non troviamo nessuna forma di vita associativa tra loro ma soltanto incontri amichevoli di condivisione fraterna vivendo in intima unione con Dio.
        Nella Tradizione Apostolica di Ippolito (†236) le vergini sono talmente prese in considerazione, nella Chiesa di Roma, che occupano un posto di privilegio rispetto all’intera comunità cristiana. Esse sono preposte assieme alle vedove a digiunare e a pregare per la Chiesa, e, insieme ai fanciulli, attendono alla recita dei salmi dopo il pasto della comunità.
2  I vescovi scelgono delle diaconesse inizialmente tra i membri della comunità, poi di preferenza, tra le vergini e, in mancanza di queste, tra le vedove, addette a svolgere funzioni analoghe a quelle del diacono per il servizio alle donne.3
        Non troviamo ancora nessun elemento che ci riporti ad un rito di consacrazione delle vergini, piuttosto si afferma che: “non verrà imposta la mano ad una vergine, poiché solo la sua decisione la costituisce tale”. Da qui scaturisce un fondamentale elemento: nessun obbligo o pressione esteriore costringe la donna cristiana ad abbracciare lo stato verginale, questo non è un precetto, ma rimane una scelta libera e personale della stessa e ciò viene ribadito dalle Costituzioni Apostoliche; qui, inoltre, per la prima volta le vergini vengono presentate come gruppo qualificato distinto da quello delle vedove e si impegnano ad una vita virtuosa e irreprensibile, con promessa solenne;
        Nel III secolo, in particolare con Origéne, si ha un approfondimento tematico sulla verginità: anche la verginità ha carattere eroico alla stregua del martirio; se è degno di venerazione chi ha testimoniato e dato la propria vita a Cristo nel giro di pochi anni, tanto più chi ha donato a Cristo la vita per tutto l’arco della sua esistenza.5La giovane Agnese fu la prima vergine martire onorata nella città di Roma fin dai primi decenni del IV secolo, parte del racconto del suo martirio verrà a costituire il rituale della consacrazione delle vergini.
         Dal IV secolo in poi emerge una nuova forma di vita consacrata: il monachesimo, il suo sviluppo è talmente notevole e determinante, da un punto di vista religioso e sociale, che anche la vita delle vergini gradatamente viene coinvolta e “monacalizzata”; così scrive S. Girolamo († 420) a riguardo di una nobile vergine romana:«Chiusa fra le strette mura di un’unica cella, essa gusta tutta l’immensità del Paradiso...Essa si comporta sempre con molta modestia e ignora la conversazione di un uomo ... Se va a visitare le tombe dei martiri è alla svelta e senza farsi vedere ... La solitudine le procura molte delizie e, nel tumulto della città, ha trovato il deserto dei monaci»;
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         Per designare il gesto ecclesiale con il quale la vergine si dona totalmente a Dio nella castità, si comincia ad usare il termine “consacrazione” e iniziamo a trovare un semplice rito esteriore: alla presenza della comunità cristiana, il vescovo impone un velo sul capo della consacranda, simile a quello delle spose.7giuridicamente assume un contenuto nuziale, analogamente alla celebrazione del matrimonio naturale.
         Da questo momento troviamo sovente l’espressione “virgo sacra” e “sponsa Christi”. A questo proposito fondamentali sono gli scritti di S. Ambrogio che elogiano la bellezza della verginità per il Regno e il valore indissolubile del matrimonio.
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        Nel 398 il Concilio di Cartagine, in base alle usanze e al costume di quel periodo, interdice, a quelle che non hanno più parenti, di vivere sole o a due e le riunisce con autorità in monastero.9Tuttavia, vergini consacrate nel mondo e monache, coesistono, anche se quest’ultime in numero crescente rispetto alle prime, si assiste, inoltre, ad un riassorbimento del diaconato femminile nello stato religioso, in quanto l’impegno di vita ascetica e contemplativa, rispetto al servizio diaconale, viene considerato, di gran lunga, modello di perfezione di vita cristiana. Per il rispetto dovuto alla vergine che viene consacrata a Dio, Giustiniano († 565) commina la confisca dei beni e la pena capitale contro coloro che avessero osato attentare alla sua verginità.10
       La coesistenza di una vita verginale monacale con quella vissuta nel mondo è attestata fino al sec. X dal Pontificale Romano-Germanico, che riporta due diversi riti 11Dal 1139, col Concilio Lateranense II, viene definitivamente abolito lo stato di vita delle vergini consacrate nel mondo12 a motivo dell’eccelsa sacralità del Rito, per cui non si ritiene lecito esporre una virgo sacrata al pericolo di essere violata.
      Bisogna aspettare la riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II (1962-1965) per riammetterle alla consacrazione.

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 1 IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Ad Smyrn., 13,1: ed. F.X. Funk,Patres Apostolici, I, 286.
2HIPPOLITE DE ROME, La Tradition Apostolique, 12,23: ed. B. Botte (LQF, 39) Münster i.W. 1963,33.
   GIUSTINO, I Apologia, 15: ed. L. Pautigny, Textes et Documents, I, Paris 1904.
3Cfr. Didachè. III, 12,1-13,1.Costituzioni Apostoliche IV, 17,4.
4 CA III 1,2; 6,4; 7,5; VIII 25,1-3, in Didascalia et Constitutiones Apostolorum, ed. F. X. Funk 2 voll.,   Paderborn 1950 rist.anast. Torino 1964.
5 ORIGENE,Comment. in Ep. ad Rom. IX, in PG 14, 1205

6 GIROLAMO, Lettera XXIV, 3 e 4, PL 22,427-428.
7 SIRICIO papa, Epistola X ad Gallos episcopos, 1: PL 13,1182.
8 AMBROGIO,De virginitate, c. 7: PL 16,279-316
9Concilio di Cartagine del 398, can. 33, CCL 149 (C. Munier), p. 335.
10GIUSTINIANO, nov. 115, c. 67
11-Consecratio virginum quae a saeculo conversae in domibus suis susceptum castitatis habitum privatim observare voluerint; in: C. VOGEL - R. ELZE, Le Pontifical Romano-Germanique du dixième siècle, vol. I, Città del Vaticano 1963, pp. 38-46; 51-54.
 12 Concilio Lateranense II, can. 26, in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Herder, Bologna 1972, p. 203.


 Per ulteriori approfondimenti:
AMBROGIO, Le vergini, a cura di M. Bianco, Roma 1954.
ID.,La verginità, a cura. di M. Bianco, Roma 1954.
ID.,Educazione delle vergini, a cura di M. Bianco, Roma 1954.
AGOSTINO, La santa verginità, a cura di Tarulli, Roma 1978, pp. 64-73.
BARBIERI R. - CALABUIG I., Verginità consacrata nella Chiesa, in Nuovo Dizionario di Liturgia, a cura di D. SARTORE - A.M. TRIACCA, Roma 1988, pp. 1580 1599.



 3. L’evoluzione del Rito della consacrazione delle vergini lungo il corso dei secoli


            Dopo l’Editto di Costantino (313) si iniziano a trovare, tra le fonti letterarie, le prime celebrazioni liturgiche inerenti la consacrazione delle vergini: svolta in occasioni particolari come Natale, Epifania o Pasqua, con la partecipazione della comunità cristiana presieduta dal vescovo  che benedice e vela la vergine con un velo purpureo (flammaeum = fiamma) previamente posto sull’altare, simbolo di Cristo che santifica.
         Dal sec. V si cominciano ad avere le prime fonti liturgiche sulla consacrazione delle vergini nei sacramentari Veronense, Gelasiano e Gregoriano.

         È proprio col Sacramentario Veronense o Leoniano che viene introdotta la preghiera consacratoria “O Dio, che ti compiaci di abitare come in un tempio nel corpo di persone caste …” attribuita a S. Leone Magno e che, per la ricchezza di contenuto e la bellezza stilistica, sarà presente  fino ai nostri giorni.
         IL Sacramentario Gregoriano (sec. VIII) raccoglie gli elementi liturgici dei secoli precedenti mettendo a confronto i vari Ordines, dandoci così, un quadro generale della situazione allora esistente. Pertanto in alcuni di questi, ad esempio, troviamo aggiunte la benedizione delle vesti e del velo da parte del vescovo, la presentazione del pane e del vino all’offertorio e due ceri tenuti in ciascuna mano per tutto il corso della cerimonia da parte della vergine. 

         Per sopperire alla sobrietà del Sacramentario Gregoriano, un monaco dell’abbazia di Magonza, compilò nel 950 il Pontificale Romano-Germanico. Qui il semplice Rito della consacrazione delle vergini si sdoppia: uno per le monache, l’altro per le vergini laiche; tratti caratteristici nel Rito per le monache sono:
·        l’offerta della figlia da parte dei genitori, prima della celebrazione della Messa;
·        la traditio puellae: in alcuni manoscritti, dopo la proclamazione del Vangelo la consacranda procede verso l’altare accompagnata dall’adstipulator, cioè da colui che si rende garante dell’impegno che la giovane sta per assumere avallando il consenso dei genitori;

·        l’uso di cantare le Litanie dei Santi mentre la consacranda è prostrata;
·        la preghiera di consacrazione;
·        la consegna dell’anello e della corona;
·        l’esortazione del vescovo ai fedeli perché possano aiutare la vergine a saper vivere serenamente la sua consacrazione, minacciando di pene canoniche chiunque volesse distoglierla “dal servizio divino prestato nella castità”;
·        all’offertorio la neo-consacrata consegna i due ceri;
·        il vescovo affida la vergine consacrata alle cure dell’abbadessa.
Il Rito per la consacrazione di una vergine che vive nel mondo nel PRGerm è più semplice, meno  prolisso e spettacolare. Pur mantenendo il suo carattere solenne, vengono omesse la traditio puellae e la traditio anuli et coronae.
            Con il Concilio Lateranense II (1139) viene abolito lo stile laicale della vergine consacrata (can. 26). I pontificali delle epoche successive riproducono il Rito solo per le monache con variazioni ed aggiunte che appesantiscono la celebrazione.
   Ad esempio nel Pontificale Romano di Durand (sec XIII) abbiamo: 
·        quattro petizioni cantate dopo la Litania dei Santi, di cui la prima accompagnata dalla triplice benedizione:“Degnati di benedire, santificare e consacrare le presenti tue serve, ti preghiamo”;
·        la lunga benedizione, con acqua lustrale sull’abito monastico, del velo, dell’anello e della corona;
       E ancora nel Pontificale del 1497, dopo il canto delle litanie, l’aggiunta del Veni Creator, la consegna del Breviario e, al termine della celebrazione, il Te Deum. Infine, nel PR del 1520 il lungo e severo anatema contro chiunque avesse osato usurpare i beni delle vergini o distogliere le medesime dal proposito di castità e nel PR del 1596 l’omissione del termine consecrare nella prima petizione e la comunione sotto la sola specie del pane.
    Il Rito rimane,  così,  invariato fino al PR di Giovanni XXIII (1962) e, con l’ammissione delle vedove nella comunità monastica, il Rito non viene più preso in considerazione in diversi monasteri, cadendo addirittura in disuso.
                 Nel corso del sec. XX alcuni vescovi hanno sollecitato il ripristino del Rito per le donne che, pur non appartenendo ad una specifica congregazione religiosa, hanno donato privatamente la loro vita a Dio; nel 1927 la Congregazione dei Religiosi nega tale autorizzazione e nel 1950 Pio XII con la Costituzione Apostolica Sponsa Christi ribadisce tale disposizione stabilendo che il Rito poteva essere celebrato solo per le monache.
         Una svolta decisiva si è avuta con il Concilio Vaticano II (1962-1965) che ha previsto la revisione del Rito (SC 80).
         Il 31 maggio 1970 la Congregazione per il Culto Divino, per mandato speciale di papa Paolo VI, ha promulgato il nuovo Pontificale Romano ammettendo nell’Ordo Consecrationis Virginum, dopo 831 anni, le vergini che vivono nel mondo a pari titolo con le monache “sotto l’auspicio della Virgo Mater, per le sue figlie, le virgines Ecclesiae”.
 
  
  Per approfondimenti:
BARBIERI R. - CALABUIG I., Consacrazione delle vergini, in Nuovo Dizionario di liturgia, a cura di D. SARTORE - A. M. TRIACCA, Roma 1988, pp. 294-314.


 
4. BREVE ANALISI DEL RITO DI CONSACRAZIONE 
                    Per il Rito della Consacrazione delle vergini in lingua italiana clicca qui

       La celebrazione del Rito può essere compiuta nella chiesa cattedrale o nelle comunità parrocchiali con la partecipazione dei fedeli (note CEI 2).

       È opportuno usare la Messa rituale “nel giorno della consacrazione delle vergini” e che il rito sia celebrato nell’Ottava di Pasqua, nelle solennità e tra queste soprattutto in quelle in cui si celebrano i misteri dell’Incarnazione del Signore, nelle domeniche, nelle feste della Beata Vergine Maria o delle sante vergini.(Ordo Consecrationis Virginum 9 – 11)


Struttura del Rito

   chiamata delle vergini
   omelia
   interrogazioni
   litanie dei Santi
   rinnovazione del proposito di castità
   solenne preghiera di consacrazione
   consegna dei simboli di consacrazione
   benedizione finale dopo la celebrazione eucaristica


   Si va all’altare processionalmente precedendo i presbiteri con celebranti e il vescovo “conviene che due vergini già consacrate a Dio o due donne scelte dal ceto dei laici accompagnino la consacranda” (OCV 20).Per la prima volta nella storia del rito liturgico, le donne prendono parte alla processione d’ingresso.

Dopo il Vangelo, intanto che il coro intona l’antifona: “Vergini sagge, preparate le lampade: viene lo Sposo andategli incontro” la consacranda accende la lucerna e si avvicina al presbiterio.
Questo avanzare verso l’altare dà adito ad una processione che si ricollega al corteo matteano delle vergini sagge ammesse al convito nella casa dello Sposo e di volontario incontro col Signore per celebrare con Lui, nell’Eucaristia, un rito di alleanza nuziale.

Il vescovo la chiama: “Vieni figlia, ascoltami, ti insegnerò il timore del Signore” (dal Sal 33,12) la vergine risponde: “A te vengo, Dio fedele, nelle tue mani è la nostra vita”

Il rituale prevede una seconda forma di chiamata mutuata dall’ODPE che sopprime il corteo e personalizza la formula: il diacono chiama la consacranda per nome la quale, accostandosi al presbiterio risponde: “Mi hai chiamata: eccomi, Signore” (tratta da 1Sam. 3,4-5), quindi il vescovo dice un’invocazione unica nel suo genere, che rispecchia in maniera eminente il ruolo del ministro e il fine della cerimonia: “Vieni, figlia, il Signore per mezzo del mio umile ministero confermi il proposito del tuo cuore”.
     Segue l’omelia
 A questo proposito il Rito, riportato solo nel Pontificale Romano, propone un testo “ad libutum” che si ispira agli scritti patristici, strutturata in due parti: la prima, rivolta all’assemblea, l’altra, verso la consacranda. La distanza ravvicinata che ora c’è tra il vescovo e la vergine favorisce a svolgere paternamente e ad accogliere filialmente l’insegnamento che, oltre a spiegare i passi scritturistici, espone il significato della verginità consacrata esortando a vivere e a custodire, ad imitazione della SS. Vergine, il carisma ricevuto. 

  
     Al termine dell’omelia il presule domanda:
- “Figlia carissima, vuoi perseverare nel proposito della santa verginità a servizio del Signore e della Chiesa fino al termine della tua vita?”
- “Vuoi seguire Cristo, come propone il Vangelo, perché la tua vita sia una particolare testimonianza di carità e segno visibile del regno futuro?”
- “Vuoi essere consacrata con solenne rito nuziale a Cristo, Figlio di Dio e nostro Signore?”


 Ad ogni domanda la consacranda risponde: “Si, lo voglio”, espressione consapevole e sincera di essere tutta del Signore.
Le interrogazioni esplorano la volontà della candidata dinanzi alla comunità “testimone”, mettendo l’accento sul significato e il valore che la Chiesa pone nei riguardi della verginità consacrata e sull’importanza e la responsabilità di chi si impegna a tale proposito, all’insegna di un’atmosfera gioiosa, propria di chi sta ricevendo un dono divino.

 
   Si omette il Credo, e la preghiera dei fedeli viene sostituita dalle litanie dei Santi: “Preghiamo Dio Padre onnipotente per mezzo di Cristo suo Figlio e nostro Signore perché effonda la grazia dello Spirito Santo su questa figlia che Egli si è scelto per consacrarla nella vita verginale. Intercedano per noi la beata Vergine Maria e tutti i Santi”.

 Nelle litanie la consacranda si pone in ginocchio o prostrata.
Fin dai primi pontificali l’atto della prostrazione più compiutamente manifesta profonda sottomissione ed umile atteggiamento di implorazione e di venerazione verso Dio. Cosicché “le vergini appellandosi ad una consuetudine ideale, la preferiscano per il suo valore tradizionale e profondo simbolismo” (Calabuig – Barbieri, in Ephemerides Lit. 96, 1982, p. 125).

 
    A conclusione delle litanie, la vergine, approssimandosi alla cattedra, mette le mani giunte in quelle del vescovo (immixtio manuum) dicendo:
“Accogli o Padre,

il mio proposito di castità perfetta alla sequela di Cristo,
lo professo davanti a te e al tuo popolo
con la grazia dello Spirito Santo”.

 La formula di offerta è rivolta al vescovo, perché in qualità di “padre e sacerdote” (Sacrosanctum Concilium 41) possa presentarla a Dio. L’immixtio manuum, trae origine dall’omaggio feudale, dal rito cioè con cui il vassallo prestava obbedienza al signore e si impegnava a servirlo, ricevendone in cambio assicurazione di tutela e protezione. La vergine quando si dispone a ricevere la consacrazione già da tempo ha formulato privatamente la sua donazione a Cristo, il fatto che chieda al vescovo di accogliere il suo proposito dinanzi alla comunità ecclesiale all’interno del rito di consacrazione rende la promessa perpetua, pubblica e solenne.

    Mentre la consacranda sta in ginocchio il vescovo con le braccia stese davanti al petto inizia la preghiera di consacrazione
Tale preghiera è attribuita a S. Leone Magno papa (sec. V), segue lo schema tripartito delle preci di consacrazione (anamnesi, epìclesi, intercessione), ma essendo l’epìclesi scarsamente sviluppata, quasi fusa con l’intercessione, di fatto la preghiera di consacrazione si presenta divisa in due parti: una cristologica, l’altra pneumatologica.
La prima parte elogia il mistero della verginità cristiana nel ricordo delle meravigliose opere di Dio. La seconda parte è caratterizzata da una pressante invocazione di protezione e guida rivolta a Dio Padre richiedendo l’effusione dello Spirito affinché conceda quelle virtù che la renda amabile e degne di lode “pur senza ambire la lode” per la gloria di Dio “nella santità del corpo e nella purezza dello Spirito” .

    Seguono la consegna delle insegne sponsali: il velo (facoltativo) o altro segno di consacrazione e l’anello, e quello ecclesiale: il libro della Liturgia delle Ore (se si ritiene opportuno).

Imponendo il velo il vescovo dice:
“Ricevi il velo che ti distingue fra le altre donne
come vergine interamente consacrata
al servizio di Cristo e del suo corpo che è la Chiesa”


La neo-consacrata canta l’antifona seguente o altro canto adatto:
“Mediterò sempre nel mio cuore le tue parole, o Dio,
per essere santa nel corpo e nello Spirito"

Il vescovo infilando, poi, l’anello nell’anulare sinistro dice:
“Ricevi l’anello delle mistiche nozze di Cristo
e custodisci integra la fedeltà al tuo Sposo
perché tu sia accolta nella gioia del convito eterno”


Quindi:
“Ricevi il libro della Liturgia delle Ore.
La preghiera della Chiesa
risuoni senza interruzione nel tuo cuore e sulle tue labbra
come lode perenne al Padre
e viva intercessione per la salvezza del mondo”


Al termine delle consegne la neo-consacrata canta l’antifona seguente o altro canto adatto:

 “Alleluja. Sono Sposa di Cristo.
  Alleluja. Sposa del Re degli angeli.
  Sposa per sempre del Figlio di Dio.
  Alleluja, alleluja.” 


    Il velo nuziale è segno ricco di simbolismo: nasconde e separa, protegge sottomette, chiude al visibile e dischiude all’invisibile. Sotto il velo della Sposa e della vergine consacrata si nasconde il mistero della vita per essere conservato e trasmesso con purezza. Tra le insegne sponsali il velo è la più antica e la più espressiva tanto da aver dato il nome alla stessa celebrazione: “velatio virginum”. “Proprio per il pluralismo di atteggiamenti e di segni che caratterizzano la nostra epoca, non dovrebbe risultare fuori luogo, né suscitare meraviglia il fatto che le vergini consacrate portino il velo, ad esempio, nelle celebrazioni liturgiche e in momenti significativi della vita ecclesiale. L’uso del velo non dovrebbe tuttavia essere dettato da motivi moralistici, ma suggerita dalla capacità simbolica del velo, lucidamente lietamente avvertita dalle vergini stesse, ad esprimere la loro peculiare condizione sacrale-sponsale” (Eph. Lit. 96, 1982, pp. 140-142)

      La Messa prosegue con la liturgia eucaristica che sottolinea l’aspetto del banchetto nuziale, nella prece eucaristica viene menzionato il nome della neo – consacrata e riceve il Corpo di Cristo sotto le due specie. Al termine della messa il presule impartisce la benedizione solenne che riprende i temi già enunciati nel corso del Rito accentuandone al nota sponsale.
La benedizione segue uno schema trinitario: ad ogni persona è attribuita nei confronti della vergine consacrata una duplice azione peculiare: la prima considerata nel tempo passato- presente, la seconda nel futuro:

- “Dio Padre onnipotente,
che ha posto nel tuo cuore il santo proposito della santa verginità,
lo custodisca sempre con la sua protezione”.


- “Il Signore Gesù Cristo,
che ti unisce a sé con vincolo sponsale
renda feconda la tua vita con la forza della sua parola”.

- “Lo Spirito Santo che discese sulla Vergine
e che oggi ha consacrato il tuo cuore,
ti infiammi di santo ardore a servizio di Dio e della Chiesa”.


5. Natura della consacrazione verginale


       L’ordo Virginum è una forma di vita consacrata; nel Codice di Diritto Canonico è inserita col can. 604 nella parte III “Gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica” (Liber II: “De Populo Dei”): “A queste diverse forme di vita consacrata si aggiunge l’ordine delle vergini le quali, emettendo il santo proposito di seguire Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa”.

     Il termine “Ordine delle vergini” non sta ad indicare un nuovo ordine religioso o istituto secolare.Piuttosto è da intendersi nel senso che aveva già nella Chiesa primitiva: è quella categoria di donne, che senza vivere un comune servizio, si sono votate interamente a Dio nella verginità e sono state consacrate dal vescovo secondo il rito della Consacrazione delle vergini.
 
    Possiamo definire il rito della Consacrazione delle vergini come quell’azione liturgica con cui la Chiesacelebra la decisione di una donna di donare a Cristo Sposo la propria verginità e, invocando su di lei il dono dello Spirito, la dedica per sempre al servizio cultuale del Signore e a una diaconia di amore in favore della comunità ecclesiale.
   
  L’emissione del santo proposito di seguire Cristo è un vincolo sacroche pone l’accento sul gesto ecclesiale del vescovo il quale verifica ed accoglie questo impegno e su di esso invoca e fa scendere lo Spirito Santo. Il Santo proposito comporta l’obbligo del nubilato e della castità perfetta, quindi la consacrazione ha tutto il contenuto del voto pubblico perpetuo di castità; tuttavia non è possibile seguire da vicino Cristo casto, senza seguirlo anche sulla via dell’umiltà e della piena adesione alla volontà del Padre.
 
  La consacrazione si delinea come:
 ·        risposta ad una chiamata di Dio Padre “sorgente purissima da cui scaturisce il dono della integrità verginale”, il quale per mezzo di Cristo chiama la vergine “per un disegno d’amore […] per unirle più intimamente a sé e metterle al servizio della Chiesa e dell’umanità” (RCV 29 –Omelia).
 ·       È una nuova unzione: lo Spirito Santo, che per mezzo del Battesimo, l’ha costituita “tempio dell’Altissimo” ora la consacra “con una nuova unzione e, a nuovo titolo, la dedica alla santità del Padre” (RCV 29 – Omelia). La consacrazione delle vergini è un sacramentale cioè, mediante la preghiera della Chiesa, prepara a ricevere la grazia e dispone a cooperare con essa. Con l’invocazione dello Spirito Santo, la vergine è ricolmata di tutte le virtù, grazie e carismi che necessitano al suo stato: “Concedi, o Padre, per il dono del tuo Spirito, che siano prudenti nella modestia, sagge nella bontà, austere nella dolcezza, caste nella libertà. Ferventi nella carità, nulla antepongano al tuo amore; vivano con lode senza ambire la lode. […]” (RCV 38 –  Dalla preghiera di consacrazione).
·       È consacrazione “sponsale”: lo Spirito Santo invocato nell’epìclesi della preghiera consacratoria, la eleva alla “dignità di sposa di Cristo” e con  la consegna dell’anello, “simbolo delle mistiche nozze con Cristo”, la unisce  a Lui con vincolo indissolubile. (RCV 38, 39,47).
·        È segno dell’amore della Chiesa verso Cristo: con la sua consacrazione la vergine diventa a pieno titolo personae Ecclesiae, cioè attualizza la sponsalità della Chiesa e realizza in sé la dedizione e l’amore della Chiesa nei riguardi di Cristo.
·        È segno escatologico: il Padre la rende capace di anticipare l’esperienza del regno celeste “dove non si prenderà né moglie né marito”, condizione finale, dove tutti sono come angeli di Dio (Mt. 22,23-33). Divenendo profezia - annuncio di una condizione di vita futura portata a scuotere l’indifferenza e l’incredulità di molti che tendono al possesso delle cose terrene.
·        È un atto pubblico della Chiesa: perché celebrato nella chiesa cattedrale o parrocchiale dal vescovo ordinario del luogo.
·       È individuale: non scaturisce, ne è vissuta all’interno di una famiglia religiosa o secolare. Entra nello stato di vita consacrata in qualità di persona singola, non si realizza in forma privatistica, né alla maniera di un volontariato, bensì, in modo stabile, in sintonia con la Chiesa locale.
·        Non è in vista di una qualche missione specifica, ma è il dono stesso della verginità che attraverso la consacrazione assume il valore di un ministero al servizio del popolo di Dio. Il primo servizio che è chiamata a rendere alla Chiesa è il suo “essere” segno del mistero della Chiesa vergine e sposa di Cristo. 
    
Per approfondimenti:
Ruaro P., (a cura di) L'Ordine delle vergini. I documenti, i riti, le norme, i principi spirituali e pastorali, Ed. Gribaudi. Torino 1990
Tosetti G., Vergini consacrate nel mondo, EDB, Bologna 1990
Houcarde J., Una vocazione femminile ritrovata. L'Ordine delle Vergini Consacrate, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2000
 


6. L’Ordo Virginum a confronto con le altre forme di vita consacrata


  Le vergini consacrate nel mondo vivono nelle condizioni esistenziali della secolarità alla pari con gli Istituti secolari: vita in famiglia, nella parrocchia, nella Chiesa locale, negli impegni professionali, negli impegni sociali nel mondo, ecc.
Tuttavia l’obiettivo specifico degli Istituti secolari, cioè, ordinare secondo Dio le realtà temporali, è vissuto con una nota di certo riserbo e a volte di segretezza circa la loro consacrazione, appunto per evidenziare il loro essere “secolari” nel contesto sociale in cui vivono.
Invece le donne ammesse al rito di consacrazione verginale, si pongono ordinariamente nel mondo come “consacrate”, ricevono un riconoscimento pubblico dalla Chiesa e sono costituite come “segno”.

L’essere nel mondo le distingue poi dalle religiose la cui testimonianza è caratterizzata dalla “separazione dal mondo” oltre che dall’obbligo di vita comunitaria (CIC can. 607).

C’è però da notare un’affinità tra le vergini che ricevono la consacrazione vivendo nel mondo e le vergini che hanno scelto la vita monastica. Non tanto nello stile di vita, quanto per il fatto che, in entrambi i casi, emerge più l’aspetto dell’ essere dono a Cristo nella verginità, che quello del fare, prettamente peculiare dei membri delle Società di vita apostolica i quali perseguono la specificità apostolica conducendo vita fraterna secondo un comune stile e tendendo alla perfezione mediante l’osservanza di costituzioni proprie (CIC can. 731).

La professione religiosa o secolare passa attraverso il carisma del Fondatore o della Fondatrice, che ha elaborato una spiritualità particolare stilando una regola o costituzione per un sevizio ecclesiale secondo lo spirito e l’opera dell’Istituto. Invece la consacrazione nell’Ordo Virginum, a titolo personale, è espressione di un carisma vissuto direttamente al servizio della comunità ecclesiale con la sola mediazione della Chiesa nella persona del vescovo.

Infine alcune affinità si riscontrano tra la vita eremitica e la vita della vergine consacrata: chiamata a vivere una “solitudine di fondo”, cioè senza poter contare sulla sicurezza e sul sostegno che derivano da una comunità regolata da norme di ordine giuridico. La vergine segue un proprio e caratteristico progetto di vita periodicamente confrontato e verificato con il direttore spirituale e il vescovo.
 La consacrazione ricevuta è un festoso incontro in cui Cristo invita a nozze la vergine eletta, introducendola in una comunione di vita nuova. Ciò viene suggerito chiaramente nell’omelia rituale, nella quale si manifesta che, per opera dello Spirito Santo, la vergine viene elevata alla dignità di sposa di Cristo (RCV 29).
 Come riporta la sezione delle interrogazioni il vescovo chiede esplicitamente se la candidata vuole essere consacrata con solenne rito nuziale a Cristo, Figlio di Dio (RCV 30). Incisiva è anche la preghiera di consacrazione: “chiamata dal Padre a realizzare al di là dell’unione coniugale il vincolo sponsale con Cristo” (RCV 38), simboleggiato dalla consegna dell’anello: «Ricevete l’anello delle mistiche nozze con Cristo ...»  (RCV 40) e confermato dalla benedizione finale: «Il Signore Gesù Cristo vi unisce a sé con vincolo sponsale ...» (RCV 56). Davvero a tutti gli effetti, e non idealmente, ella diviene sposa del Figlio di Dio, non si tratta di una sponsalità spirituale tra Dio e l’anima umana (come avviene nel Battesimo), ma è una unione di tutta la persona col Cristo glorificato: è una sponsalità che non prescinde dalla corporeità di entrambe. Assumendo realmente ed eternamente la virgo sacra come sua sposa, la fa partecipe delle Sue gioie e dei Suoi dolori, del Suo lavoro e della Sua missione. Realizza con lei ed in lei quello che il Matrimonio preannunzia e simboleggia: il casto connubio di Cristo con la Chiesa, l’originale unione della creatura col suo Creatore iniziato con l’Incarnazione, significanti le nozze di Dio con l’umanità.Sia il Matrimonio che la Consecratio Virginum hanno come finalità l’unione nuziale col Cristo, entrambe si basano sulla fedeltà; si può così asserire che tra i due stati c’è una certa reciprocità esistenziale: l’amore vicendevole e fecondo, esclusivo e fedele, tra gioie e dolori, indissolubile e totale degli sposi costituisce un richiamo per la vergine consacrata a vivere in tal maniera il suo rapporto con Dio, e dall’altra la scelta della consacrata, di contraccambiare l’amore forte di Dio donandosi completamente ed unicamente a Lui, stimola gli sposi a vivere il loro rapporto coniugale non fine a se stesso ma come oblazione orientata alla gloria di Dio. La verginità consacrata indirizza l’esistenza ad una oblatività e ad un amore solo per Cristo, si impegna a seguirlo ovunque Egli vada, così come la sposa lascia la sua casa per condividere la propria vita col marito. Pertanto non c’è nessuna opposizione, anzi sono due aspetti complementari dell’unico mistero dell’unione sponsale-verginale di Cristo e della Chiesa; quest’unione viene espressa in forma mediata nel Matrimonio ed in forma immediata nella verginità (la verginità attua nel tempo presente ciò che il Matrimonio simboleggia!), di qui la maggiore idoneità della verginità consacrata ad esprimere l’amore di Cristo e della Chiesa e la sua eccellenza sul Matrimonio.
    Per approfondimenti:
AA.VV. CEI Pastorale Familiare, La reciprocità verginità-matrimonio – Profezia di comunione nella Chiesa Sposa, Ed . Cantagalli Siena 1999, .
BONETTI R.,La reciprocità verginità-matrimonio – Il dono dell’alterità nella Chiesa Una - Santa, Ed. Cantagalli Siena 1999.
FERASIN E., Matrimonio e verginità: il confronto degli stati di vita nella riflessione storico-teologica nella Chiesa, in «Realtà e valori del matrimonio», Roma 1976, pp. 235-275. 



7. Matrimonio mistico e confronto con la dimensione coniugale

 
La consacrazione ricevuta è un festoso incontro in cui Cristo invita a nozze la vergine eletta, introducendola in una comunione di vita nuova. Ciò viene suggerito chiaramente nell’omelia rituale, nella quale si manifesta che, per opera dello Spirito Santo, la vergine viene elevata alla dignità di sposa di Cristo (RCV 29).
Come riporta la sezione delle interrogazioni il vescovo chiede esplicitamente se la candidata vuole essere consacrata con solenne rito nuziale a Cristo, Figlio di Dio (RCV 30). Incisiva è anche la preghiera di consacrazione: “chiamata dal Padre a realizzare al di là dell’unione coniugale il vincolo sponsale con Cristo” (RCV 38), simboleggiato dalla consegna dell’anello: «Ricevete l’anello delle mistiche nozze con Cristo ...»  (RCV 40) e confermato dalla benedizione finale: «Il Signore Gesù Cristo vi unisce a sé con vincolo sponsale ...» (RCV 56). Davvero a tutti gli effetti, e non idealmente, ella diviene sposa del Figlio di Dio, non si tratta di una sponsalità spirituale tra Dio e l’anima umana (come avviene nel Battesimo), ma è una unione di tutta la persona col Cristo glorificato: è una sponsalità che non prescinde dalla corporeità di entrambe. Assumendo realmente ed eternamente la virgo sacra come sua sposa, la fa partecipe delle Sue gioie e dei Suoi dolori, del Suo lavoro e della Sua missione. Realizza con lei ed in lei quello che il Matrimonio preannunzia e simboleggia: il casto connubio di Cristo con la Chiesa, l’originale unione della creatura col suo Creatore iniziato con l’Incarnazione, significanti le nozze di Dio con l’umanità.
Sia il Matrimonio che la Consecratio Virginum hanno come finalità l’unione nuziale col Cristo, entrambe si basano sulla fedeltà; si può così asserire che tra i due stati c’è una certa reciprocità esistenziale: l’amore vicendevole e fecondo, esclusivo e fedele, tra gioie e dolori, indissolubile e totale degli sposi costituisce un richiamo per la vergine consacrata a vivere in tal maniera il suo rapporto con Dio, e dall’altra la scelta della consacrata, di contraccambiare l’amore forte di Dio donandosi completamente ed unicamente a Lui, stimola gli sposi a vivere il loro rapporto coniugale non fine a se stesso ma come oblazione orientata alla gloria di Dio. La verginità consacrata indirizza l’esistenza ad una oblatività e ad un amore solo per Cristo, si impegna a seguirlo ovunque Egli vada, così come la sposa lascia la sua casa per condividere la propria vita col marito. Pertanto non c’è nessuna opposizione, anzi sono due aspetti complementari dell’unico mistero dell’unione sponsale-verginale di Cristo e della Chiesa; quest’unione viene espressa in forma mediata nel Matrimonio ed in forma immediata nella verginità (la verginità attua nel tempo presente ciò che il Matrimonio simboleggia!), di qui la maggiore idoneità della verginità consacrata ad esprimere l’amore di Cristo e della Chiesa e la sua eccellenza sul Matrimonio.

Per approfondimenti:
AA.VV. CEI Pastorale Familiare, La reciprocità verginità-matrimonio – Profezia di comunione nella Chiesa Sposa, Ed . Cantagalli Siena 1999, .
BONETTI R.,La reciprocità verginità-matrimonio – Il dono dell’alterità nella Chiesa Una - Santa, Ed. Cantagalli Siena 1999.
FERASIN E., Matrimonio e verginità: il confronto degli stati di vita nella riflessione storico-teologica nella Chiesa, in «Realtà e valori del matrimonio», Roma 1976, pp. 235-275. 



8. La ministerialità della vergine consacrata 
  Lo specifico ministeriale a cui abilita il Rito è di vivere la verginità come segno profetico della Parusia, il suo servizio è quello di manifestare l’amore della Chiesa sposa verso il suo Cristo. Come realizzare tale dimensione?
 Nell’epoca post-apostolica sia vergini che vedove assumevano anche un servizio diaconale,1 ben presto istituzionalizzato ma non assimilato alle funzioni sacerdotali. L’ultimo documento che conserva un Ordo specifico per le diaconesse è PR sec. XII;2anche PRDur menziona il rito per l’ordinazione (o benedizione, secondo altri mss.) di una diaconessa, ma sembra proprio trattarsi di un ministero ormai tramontato. A conferma di ciò una copia del PRDur conservata nella Biblioteca Vaticana (cod. lat. 1145) riporta la nota Hoc tempore non fiunt diaconissae (In questo tempo non si fanno diaconesse) sotto il titolo “De benedictione et consecratione virginum”, cosicché il tradizionale Ordo per la Consacrazione delle Vergini venne completato con la seguente aggiunta: “Et si aliquam earum (virginum) fecerit diaconissam: det ei librum omeliarum, dicens: «Accipe potestatem legendi evangelium cum omelia in ecclesia Dei, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti»”.3Il fatto che non esistesse più l’istituto delle diaconesse indusse il PR del 1572 ad apporre alla fine del rituale di consacrazione verginale, una rubrica in cui venne data facoltà di dire l’Ufficio e di dare inizio alle Ore canoniche nella chiesa (cioè nell’assemblea liturgica) riportando, prima della consegna del Breviario, un’orazione che rientrava nell’Ordo ad diaconissam: «Exaudi, domini, preces nostras et super hanc famulam tuam spiritum tuae benedictionis emitte, ut, caelesti munere ditata, et tuae gratiam possit maiestatis acquirere et bene vivendi aliis exemplum praebere».4Si passò, così, da una funzione spirituale-caritativa ad un ruolo, sempre pertinente al diaconato femminile, prettamente liturgico.Nell’Ordo del 1970, al cap. I, viene aggiunto che “le vergini nella Chiesa sono quelle donne che, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, fanno voto di castità al fine di amare più ardentemente il Cristo e servire con più libera dedizione i fratelli ... loro compito è quello di attendere alle opere di penitenza e di misericordia, all’attività apostolica e alla preghiera”.5 Un certo chiarimento al riguardo ci viene dall’omelia inserita in OCV: «... Siate di nome e di fatto ancelle del Signore a imitazione della Madre di Dio. Integre nella fede, salde nella speranza ferventi nella carità. Siate prudenti e vigilanti, custodite il grande tesoro della verginità nell’umiltà del cuore. Nutrite la vostra vita religiosa con il Corpo di Cristo, fortificatela con il digiuno e la penitenza, alimentatela con la meditazione della Parola, con l’assidua preghiera e con le opere di misericordia. Occupatevi delle cose del Signore; la vostra vita sia nascosta con Cristo in Dio; vi stia a cuore di intercedere incessantemente per la propagazione della fede e per l’unità dei cristiani. Abbiate una particolare sollecitudine nella preghiera per gli sposi; ricordatevi anche di coloro che, dimenticando l’amore del Padre, si sono allontanati da lui, perché egli li salvi nella sua misericordia. Ricordatevi che siete legate al servizio della Chiesa e dei fratelli; perciò esercitando il vostro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell’ordine spirituale e materiale, la vostra luce risplenda davanti agli uomini, perché sia glorificato il Padre che è nei cieli e si compia il suo disegno di riunire in Cristo tutte le cose. Amate tutti e prediligete i poveri, soccorreteli secondo le vostre forze, curate gli infermi, insegnate agli ignoranti, proteggete i fanciulli, aiutate i vecchi, consolate le vedove e gli afflitti. Voi che siete vergini per Cristo, diventerete madri nello Spirito, facendo la volontà del Padre, cooperando con amore, perché tanti figli siano generati o ricuperati alla vita di grazia».6
Questo ci basta per capire come la verginità consacrata non si limiti solo ad enunciare o a vivere la condizione angelica dei figli del Regno, non consiste solo nell’esercizio della castità o continenza. Oltre alla castità da osservarsi nella perfetta continenza, contiene l’impegno alla povertà di mente, di cuore e anche di vita reale per una seria condivisione delle sofferenze umane, come pure l’obbedienza da prestare a Dio, quella che si presenta nelle esortazioni e nei precetti della Chiesa, nei consigli e nelle direttive pastorali, nel sovvenire alle necessità delle persone. Il rituale suggerisce la sobrietà di vita, l’aiuto ai poveri e le opere di penitenza: come una preghiera prolungata, il digiuno e l’astinenza, o altri esercizi di penitenza: tutte cose che derivano da una antica e provata tradizione della Chiesa.
La vergine consacrata pur avendo il primato della preghiera e della contemplazione, è aperta alle varie spiritualità fiorite nel corso dei secoli, accoglie una varietà apostolica che abbraccia tutte le dimensioni carismatiche presenti nella Chiesa e allarga, con oculato discernimento, gli orizzonti che danno spazio all’iniziativa, alla creatività e all’originalità, in base alle aspirazioni interiori e secondo la situazione personale. Non è un’esasperata ricerca di attuare il progetto che Dio ha su di lei, ma un contribuire a mettere in luce la genuina natura della Chiesa: ardente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina.7É donazione di sé stessa e disponibilità al servizio che non richiede ulteriori conferimenti ministeriali perché questi già vivono nel suo grembo: espressione di una maternità divina ed ecclesiale del tutto particolare in lei, di un amore esclusivo per Cristo che spezza le barriere dell’indifferenza e dell’egocentrismo per dedicarsi all’amore verso tutti gli uomini e tutte le donne nelle circostanze ordinarie della vita, sostenendosi economicamente e in modo autonomo col proprio lavoro e, in caso di inabilità fisica, presentando le sue sofferenze come serena oblazione per la gloria di Dio.

Per approfondimenti:
Coletti D., Quale missione dalla consacrazione nell'Ordo virginum, in Vita Consacrata 35(1999) pp. 480-493


_______________________________________________________________________________________
  1  Dalla lettera di S. Paolo ai Romani risulta che la diaconessa Febe ebbe l’ufficio di guidare ed assistere la Chiesa locale di Cencre (Rm. 16,1-2); secondo la Didascaliail diaconato femminile era istituito per il servizio alle donne, il quale consisteva essenzialmente nell’unzione delle neofite durante il rito battesimale, nell’assistenza e cura delle inferme, nella visita a donne cristiane che vivevano in case di pagani (Did. III 12,1-13,1); per le Costituzioni Apostoliche altro compito delle diaconesse era di accogliere le donne che si recavano nelle assemblee liturgiche (CA II 58,4-6), di accompagnare le donne cristiane che eventualmente dovevano intrattenersi con il diacono o con il vescovo (CA II 26,6); dal vescovo stesso potevano essere incaricate di qualche altra missione o servizio non ulteriormente precisato (CA III 19,1), qui non sono più scelte fra le donne della comunità cristiana in genere, ma di preferenza tra le “vergini” o, in mancanza di queste, tra le “vedove” (CA VI 17,4).
 2 M. ANDRIEU, Le Pontifical Romain au moyen-âge, T. I Le Pontifical Romain du XII siècle, Città del Vaticano 1938, pp. 168-169.
3“E se avrà fatto diaconessa qualcuna di quelle (vergini): le dia il libro delle omelie dicendo: «Ricevi la potestà di leggere il Vangelo con l’omelia nella Chiesa di Dio, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», id., Le Pontifical Romain au Moyen-âge, T. III Le Pontifical de Guillame Durand, Città del Vaticano 1940, p. 223.
4 “Esaudisci o Signore le nostre preghiere e sopra questa tua serva effondi lo Spirito della tua benedizione affinché arricchita del dono celeste possa ottenere le grazie della tua Maestà e offrire agli altri esempio di buona vita”, C. VOGEL -R. ELZE, Le Pontifical Romano-Germanique du dixième siècle I, Città del Vaticano 1963, p. 55; M. ANDRIEU, op. cit., III, 411.
5 RCV 2 
6 RCV 29.
7 SC 2.
 


  9. L’ammissione alla consacrazione verginale  


           L’ammissione alla consacrazione presuppone la verifica delle condizioni richieste dalle Premesse a Rito della Consacrazione delle Vergini (RCV): che la donna non sia mai stata sposata, che non abbia mai vissuto pubblicamente in uno stato contrario alla castità, che secondo un giudizio prudenziale si possa ritenerla capace di perseverare tutta la vita nel proposito di verginità (Premesse 5). 
           Per la verifica di questi presupposti, il vescovo chiederà e terrà conto di pareri di persone che ne hanno seguito e condiviso la formazione umana, spirituale, teologica e l’esperienza ecclesiale.
      Secondo la prassi della Chiesa, per garantire la libertà della persona nell’ambito della manifestazione della coscienza, non è consentito al vescovo richiedere il parere del direttore/trice spirituale. Tale parere, comunicato direttamente all’interessata, sarà da lei riferito al vescovo nel dialogo condotto in vista dell’ammissione alla consacrazione.
   
 

10. La cura pastorale da parte del Vescovo diocesano
Al Vescovo diocesano spetta l’ammissione alla consacrazione verginale(Prenotanda 5c). Pertanto, rientra nei suoi compiti il discernimento finale e la decisione circa l’ammissione alla consecratio, nonché dare orientamenti circa il cammino formativo e vigilare sulla loro attuazione. Tutto ciò pare non possa costituire oggetto di delega; tuttavia egli può avvalersi di una o più figure che lo aiutino nel consiglio e nell’esecuzione delle proprie decisioni ma sempre nel rispetto di una chiara distinzione di ruoli e di responsabilità. La figura del delegato nominato dal vescovo deve essere chiaramente distinta dal vicario  per la vita consacrata e da quella del direttore spirituale, che ciascuna consacrata sceglie liberamente. La funzione di delega si svolge entro i limiti stabiliti dall’incarico conferito, seguendo gli orientamenti pastorali del vescovo diocesano e comunque sempre nell’ambito del foro esterno sia nei riguardi delle singole candidate e/o consacrate che nel loro insieme. Nella promulgazione di una normativa diocesana l’Ordo virginum non può essere ricondotto alla categoria di persona giuridica, in quanto non è un gruppo di persone che promuove determinate attività volte a  perseguire un fine comune. Di conseguenza, approntare uno «statuto» significherebbe snaturare le caratteristiche proprie di questa vocazione. Il termine «Direttorio» sembrerebbe più appropriato. Il Direttorio dovrebbe delineare anche il ruolo di un eventuale Delegato o equipe formativa nominati dal Vescovo diocesano. In caso contrario, i compiti di questi dovrebbero comunque essere specificati nell’atto con il quale viene affidato l’incarico.

Per approfondimenti:
Pelvi V., Le vergini consacrate, Ed. San Paolo 2009
Bolchi E. L.,  La consacrazione nell’Ordo virginum. Forma di vita e disciplina canonica, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2002  Consultabile nel sito web: books.google.it


11.  Itinerario formativo per le donne che desiderano ricevere la consacrazione verginale 

 (dal contributo dell'Ordo Virginum delle Chiese che sono in Italia indirizzato ai membri della Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata e presentato al Convegno svoltosi a Macerata il 21-25 agosto 2002)
1.  Criteri

 La natura della chiamata alla verginità consacrata nel mondo e l’importanza che ha il cammino formativo nell’aiutare a viverla nelle normali condizioni di vita, richiedono un itinerario formativo centrato sulla persona che dinamicamente si lascia plasmare dalla vita nello Spirito.
È necessario prevedere cammini formativi secondo un principio di gradualità e di adattamento di obiettivi, contenuti, mezzi, tempi che incontrino la vita delle consacrande/consacrate, elaborati con loro, anche “suggeriti” dal loro vissuto.
È utile l’adozione di metodi di progettazione che inducano le singole persone a crescere nella libertà, a saper pensare e agire con senso di iniziativa e con responsabilità, a sviluppare creatività e gratuità.
In ogni momento formativo è importante considerare che la persona cresce e matura in tutte le sue dimensioni con l’evolversi della vocazione perciò l’itinerario si fa attento alle tappe e ai ritmi del procedere personale. 

Uno spazio significativo di crescita e di attuazione va accordato al discernimento personale ed ecclesiale.
La comunità cristiana e l’ordinario ambiente di vita diventano l'ambito nel quale la vergine consacrata verifica nel quotidiano, attraverso l'interazione con i fratelli, l'evolversi della situazione propria e della Chiesa in cui è inserita e la sua risposta libera e creativa.
L’esercizio del discernimento personale ed ecclesiale aiuta a verificare in quale misura e modalità ciascuna coglie e traduce la specificità di questa vocazione, nella crescita dell'amore a Cristo, nell’oggi del mondo e della Chiesa.
All'interno del discernimento ecclesiale, che si attua attraverso le diverse modalità e competenze, ogni tappa del cammino formativo comporta anche il discernimento da parte del vescovo diocesano che così esercita il suo specifico ministero pastorale.
In particolare, nell’ambito del discernimento ecclesiale, deve essere prestata una peculiare attenzione al discernimento iniziale e all’ammissione alla consacrazione.
In tali contesti l’esercizio del discernimento comprende specificamente una valutazione relativa alla presenza di un rapporto di direzione spirituale e di adeguate caratteristiche di maturità umana, spirituale, ecclesiale, capacità di servizio, preparazione culturale e teologica.

2.  Fasi di maturazione

Nel cammino formativo di ciascuna possiamo individuare alcune fasi o periodi: ricerca vocazionale (accostamento), esplicita formazione alla verginità consacrata secondo il RCV in vista della consacrazione (formazione specifica), formazione successiva alla consacrazione (formazione permanente). 


Nella fase di accostamento la formazione è indirizzata innanzitutto a favorire la comprensione e la verifica del proprio cammino umano, battesimale e vocazionale.
Si deve porre attenzione al riconoscimento della chiamata alla verginità e ad una prima conoscenza della vita di consacrazione secondo la forma propria dell’ordo virginum.

Nel periodo di formazione specifica in vista della consacrazione, la donna che desidera vivere nella verginità consacrata vissuta nel mondo, tenderà ad assumere una fisionomia vocazionale propria, un'impostazione della vita in base alla scelta operata, a coltivare il dialogo con la Chiesa e con il mondo.

La formazione permanente, coincide con l’impegno costante della donna consacrata a curare la qualità della sua risposta al dono ricevuto celebrando l’amore fedele di Dio attraverso le diverse relazioni e il vissuto quotidiano.

 3  Contenuti

Nel rispondere alle fasi personali di crescita e nel progettare i diversi periodi formativi, la vergine consacrata e in formazione, e quanti con lei condividono la cura del cammino formativo, presteranno attenzione:

-  alla maturazione umana femminile e alla crescita cristiana, attraverso relazioni, esperienze, contenuti che favoriscano sia la consapevolezza delle caratteristiche personali, sia la cura della vita spirituale radicata in Cristo;

- al consolidamento dell’equilibrio affettivo che renda la vergine consacrata  sempre più capace di relazioni libere, armoniose, mature e collaborative, che si arricchiscano delle reciproche differenze cogliendo l'alterità come dono per la crescita reciproca e come riflesso dell'amore trinitario;

- a coltivare in sé la maturazione della scelta della verginità nell’accoglienza della propria corporeità e della propria sessualità;

- alla necessità di lasciarsi costantemente plasmare dallo Spirito per crescere in una relazione sponsale con Cristo che diviene incontro con gli altri sempre più vero, trasparente e oblativo;

- a crescere in una vita di preghiera personale ed ecclesiale, nell’ascolto della Parola di Dio e in un'assidua vita sacramentale;

- a maturare la dimensione ecclesiale nella realtà concreta della comunità cristiana di appartenenza, in linea con gli orientamenti pastorali diocesani e della Chiesa italiana, comprendendo il valore del rapporto con il vescovo e della partecipazione alla vita ecclesiale in uno stile di comunione che valorizzi tutti i carismi e tutte le vocazioni;

- a far crescere la consapevolezza che ogni situazione ed esperienza quotidiana offre l’occasione di partecipare alla costruzione del Regno, di cogliere il primato di Dio e di sperimentare la sua prossimità colma di tenerezza e di misericordia;

- ad approfondire una adeguata formazione che le permetta di interpretare le domande e le attese del suo tempo e di nutrire costantemente la sua vita di fede e di testimonianza;

- a concretizzare le modalità con cui vivere la propria vocazione in un progetto di vita personale, aderente alla vita e flessibile, che la apre a nuove prospettive, la sostiene nella fedeltà a Cristo e ai fratelli, la sollecita a una vita spirituale più intensa; il progetto di vita viene periodicamente confrontato e verificato con il direttore spirituale e il vescovo.


Per approfondimenti:
BIANCHI E., Non siamo migliori. La vita relgiosa nella Chiesa, tra gli uomini, Ed. Qiqajon
BOSCO V., E' questione di cuore. La dimensione sponsale della vita consacrata, Ed. LDC
CENCINI A., Il fascino sempre nuovo della verginità, Ed. Paoline
CENCINI A., Verginità e celibato oggi. Per una sessualità pasquale, Ed. Dehoniane



12. Collegamento in Italia e nel mondo

(dal contributo dell'Ordo Virginum delle Chiese che sono in Italia indirizzato ai membri della Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata e presentato al Convegno svoltosi a Macerata il 21-25 agosto 2002)

In Italia il collegamento tra vergini consacrate, persone in formazione o interessate, è affidato alla libera e responsabile iniziativa delle singole.
Il suo scopo è favorire i contatti e il confronto tra persone che vivono la medesima vocazione, sia per condividere le risorse, l’esperienza, le iniziative formative, la riflessione sulle problematiche relative all’ordo virginum, sia per sostenere persone singole sole in diocesi o esperienze di ordo virginum che chiedono vicinanza perché sono al loro sorgere o per altri particolari motivi.

La cura dei contatti interpersonali è impegno e compito di ogni vergine consacrata in quanto elemento significativo della maturazione della dimensione ecclesiale.
Ad un gruppo di vergini consacrate è invece affidata l’organizzazione delle iniziative a carattere nazionale sulla base di ciò che viene programmato annualmente dalle persone presenti agli incontri nazionali.
Il gruppo che cura le iniziative per favorire il collegamento non è un organo di autogoverno ma uno strumento agile e flessibile di mediazione nei contatti tra persone e diocesi, e di attuazione delle iniziative condivise, ragguppabili attorno ai seguenti nuclei:

- gli incontri annuali:
sono momenti annuali organizzati in una diocesi dislocata alternativamente nei tre settori geografici; hanno durata variabile, da due a più giorni, a volte a carattere seminariale, più spesso a struttura di convegno, scopo è innanzitutto l’approfondimento e la rielaborazione di contenuti personali mediante i lavori nei gruppi; si affrontano temi legati all’identità dell’ordo virginum e alle sue esigenze formative; sono rivolti sia a consacrate che a persone in formazione e interessate; categorie, quest’ultime, che negli ultimi incontri si sono mostrate molto numerose e a cui si sono dedicate giornate e tematiche aggiuntive; all’interno dell’incontro annuale le consacrate presenti verificano l’andamento delle attività e progettano l’incontro dell’anno successivo;

- la redazione di un Foglio per il Collegamento:
da circa cinque anni si è attivata la redazione di un foglio interno contenente notizie sull’andamento del collegamento, iniziative nelle diocesi, sviluppo dell’o.v. in Italia, informazioni bibliografiche; da tre anni esso è inviato anche a tutti i Vescovi italiani;

- seminari formativi:
si propongono per rispondere alle numerose richieste di ricerca e confronto che giungono da varie singole e diocesi; lo scopo dell’iniziativa è offrire un contributo all’approfondimento condiviso e dare impulso allo studio delle tematiche inerenti la vocazione.

In questi ultimi anni sembra aprirsi una nuovo periodo di comprensione del senso del collegamento, che viene sempre più colto come momento libero e qualificato di confronto nel progressivo svilupparsi delle diverse realtà diocesane e dei singoli cammini vocazionali.
Riflette il cammino percorso negli ultimi anni e sta divenendo un segno della consapevolezza che esso non consiste tanto (o solo) nel lavoro di coordinamento fatto dal gruppo che organizza alcune iniziative, ma è possibilità, patrimonio e impegno di tutte.

La storia dell’ordo virginum in Italia ci ha rese progressivamente consapevoli che la modalità con cui viviamo il collegamento consente a questa vosazione di esprimenrsi nella sua autenticità.

Dalla raccolta dati effettuata risulta che la possibilità di conoscere e incontrare le altre esperienze italiane di ordo virginum è unanimemente considerata positiva, aiuto, sostegno, stimolo critico e rivitalizzante. E’ sentito importante lo scambio di materiale, di esperienze, di iniziative; si  desidera una riflessione critica sulla vocazione, una verifica del percorso fatto, una valorizzazione del suo aspetto profetico.
Si sottolinea che il senso del collegamento è contribuire ad evitare l’individualismo senza però sovrapporsi o sostituirsi alle persone. Esso dovrebbe stimolare una maggior integrazione dell’ordo virginum nell’esperienza ecclesiale proprio a partire dalla comunione sperimentata tra ordo diversi.
Si chiede sensibilità particolare verso esperienze di ordo virginum vissute da persone sole nella propria chiesa e per chi si accosta ad esso da diocesi che non lo hanno ancora attivato.


 13. L’ORDINE DELLE VERGINI CONSACRATE  IN ITALIA 
       40 anni dopo la promulgazione del Rito


Già dal 1970, anno di promulgazione dell’Ordo Consecrationis Virginum, si svolsero in Italia le prime consacrazioni, nelle diocesi di Vicenza, Roma e successivamente in altre. Le celebrazioni della consacrazioni aumentarono negli anni ‘80 a seguito dell’edizione del rito in lingua italiana (29/09/1980). La celebrazione del rito in quegli anni si svolge per lo più nelle cappelle in forma riservata. Negli anni ‘90 la consecratio virginum viene accolta in molte diocesi che la celebrano in parrocchia, santuari o cattedrale, coinvolgendo tutte le realtà presenti nel territorio ecclesiale. Secondo una raccolta dati, si stima che, in almeno 110 diocesi, siano circa 430 le vergini consacrate e 150 le donne  in formazione o interessate.
In Italia la modalità associativa non è vissuta come determinante nella formazione o per lo svolgimento di attività apostoliche; la vita comunitaria come pure lo stile di vita solitario o eremitico sono una possibilità tra le altre che possono essere assunte liberamente dalla vergine consacrata. Ci sono perciò vergini consacrate che vivono da sole o in famiglia o con altre. In genere nessuna diocesi stabilisce a priori le modalità con le quali la vergine consacrata debba condurre la propria vocazione. Alcune conducono una vita di tipo più contemplativo. Numerose sono quelle che lavorano nel settore pubblico. Significativa è la  presenza in ambito ecclesiale e nel settore privato. Circa il 1/3 è già collocato in trattamento di quiescenza. Gli impegni ecclesiali sono rappresentati in tutta la gamma della pastorale ordinaria. La preparazione culturale è riferita alla scuola superiore e spesso anche alla laurea. Rilevante è l’esigenza di una formazione teologica. Molte hanno conseguito il Magistero, la  Licenza e il Dottorato, con studi ed elaborati  relativi anche all’Ordo virginum. La fascia d’età più rappresentata è tra i 30 e i 40 anni.
Fattori determinanti nella rapida divulgazione di questa forma di consacrazione sono stati:
  • la pubblicazione del Codice di Diritto Canonico (1983,)
  • il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992),
  • il Sinodo sulla vita consacrata (1994),
  • l’Esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II “Vita Consecrata” (1994),
  • il discorso di Giovanni Paolo II alle partecipanti al Convegno - pellegrinaggio Internazionale a Roma in occasione del XXV anniversario di promulgazione del rito di consacrazione (1995),
  • le notizie relative alla celebrazione delle consacrazioni attraverso i mass-media,
  • gli articoli su riviste e studi specifici redatti anche da vergini consacrate,
  • gli Incontri nazionali che si svolgono in Italia dal 1988.



Con l’intenzione di stabilire contatti tra le vergini consacrate ed approfondirne il carisma, le vergini consacrate della diocesi di Vicenza hanno dato avvio ad un  primo Incontro nel 1988 con sedici partecipanti convenute. A seguito del quale si è avviata la redazione di   un  bollettino diocesano: “Sponsa Christi”  inviato a numerose consacrate presenti nelle diverse diocesi.
Negli anni successivi hanno organizzato i seguenti incontri: Conegliano
1989, Roma 1990 “Attualità della verginità consacrata nel mondo a vent’anni dalla promulgazione del rito Consecratio Virginum” con la partecipazione del Cardinale Vicario Poletti, Bologna 1991 “Unite da uno stesso carisma”, 1992 “Dalla liturgia alla vita”, 1993 "Maria da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore".
Con l’incremento di nuove consacrazioni, nel 1993 si forma un piccolo gruppo di consacrate
di varie diocesi per facilitare il confronto, i contatti e le iniziative. Il suo compito è quello di sostenere lo scambio tra le consacrate delle varie diocesi, offrire riferimenti e sussidi, comunicare anche attraverso un Foglio di collegamento periodico, organizzare l’incontro annuale, mantenere i contatti con la Conferenza Episcopale Italiana.
Le diocesi, da nord a sud, si attivano per l’accoglienza del convegno:
  • Bari 1994;
  • Roma 1995, 1° Incontro Internazionale: “In te, Signore, possiedano tutto, perché hanno scelto te solo al di sopra di tutto”;
  • Milano 1996;
  • Firenze 1997, “A Firenze con Maria attraverso l’arte”;
  • Torino 1998, in occasione dell’ostensione della S. Sindone (a distanza di dieci anni le partecipanti erano 160);
  • Frascati 1998 “Ordo virginum: dono per la Chiesa. Identità, missione, formazione”;
  • Fiuggi 2000   “L vergine consacrata nella Chiesa mistero di comunione”;
  • Palermo 2001 “La vergine consacrata nella Chiesa Sposa: vita spirituale e liturgica”.
La scelta di interagire con una diocesi per l’organizzazione degli Incontri nazionali ha dato la possibilità di conoscere il tessuto ecclesiale, lì dove è innestato l’Ordo virginum, e diviene momento privilegiato per sensibilizzare e coinvolgere la Chiesa particolare offrendo ai vescovi e ai presbiteri locali l’opportunità di un confronto con le convenute.
Nel 1996 vengono inoltrate al Presidente e al Segretario Generale della CEI due richieste:
  • la nomina di un osservatore, che si accostasse alla situazione italiana dell’Ordo virginum e ne  constatasse sviluppi e problematiche,
  • la stesura di un piccolo documento che precisasse le note caratteristiche di questa vocazione per diffondere una prassi di avvio e cura pastorale conforme alla sua natura.
Pertanto dall’Incontro di Frascati (1998) l’allora Segretario Generale della CEI, Card. Ennio Antonelli, designa un proprio referente nella persona di mons. Renzo Bonetti e richiede informazioni aggiornate sulla situazione italiana. Nel 2002 la Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata incarica S.E. Mons. Luigi Conti, per la vita femminile apostolica e l’Ordo virginum e richiede per suo tramite un resoconto della nuova forma di vita consacrata in Italia. Così che il 18 novembre 2002 le vergini consacrate presentano un "Contributo dell'Ordo Virginum delle Chiese che sono in Italia".
Il testo è stato stilato su base di materiale fornito da un gruppo di ricerca,  inviato all’Ordo virginum, a persone in formazione e interessate di tutte le diocesi per le proposte di modifica; programmando incontri  in tutta Italia per illustrare il testo; da tutto questo iter è stata poi elaborata una sintesi consultando vari esperti.
La CommissioneEpiscopaleha apprezzato il lavoro svolto valutando una possibile stesura di una nota pastorale al riguardo indirizzata ai vescovi che ne facciano richiesta.  Dal lavoro sul Contributo nasce la consapevolezza che la formazione è un aspetto fondamentale. Ma a quali modelli attingere? L’itinerario della iniziazione cristiana che la Chiesa offre, suggerisce il cammino della vergine consacrata rispettando le sue condizioni di vita e in ascolto della tradizione ecclesiale. Ha così preso corpo, accompagnata anche da alcuni vescovi coinvolti come relatori, una nuova tappa di riflessione con gli incontri nazionali di:
  • Macerata 2002 “La vergine consacrata nella Chiesa particolare”;
  • Marola 2003 “Ordo virginum e itinerario di iniziazione cristiana”;
  • Cetraro 2004 “Le virtù cristiane nella vita della vergine consacrata”;
  • Napoli 200“Dal fonte battesimale, la piena maturità in Cristo”.
Tali circostanze, ci hanno provvidenzialmente posto in sintonia anche con gli orientamenti pastorali proposti dai vescovi alla Chiesa in Italia per il primo decennio del 2000 “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, e  ci hanno confermate nel cammino di comunione con la Chiesa italiana e con i vescovi delle nostre diocesi.
Ne è sorto un gruppo di studio spontaneo sulla formazione secondo il modello dell’Iniziazione cristiana promuovendo una serie di incontri di studio per un possibile itinerario formativo; inoltre vergini consacrate e donne in formazione, in base a questi contenuti, hanno attivato percorsi di formazione specifica e permanente nelle rispettive diocesi.
Gli Incontri nazionali a
 incentrati sul tema sviluppato  dalla Chiesa italiana nel Convegno svoltosi a Verona:“Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo” secondo i cinque ambiti della vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza, ci invitano a vivere la testimonianza evangelica in prospettiva escatologica per essere presenze significative e profetiche nella Chiesa e nella società.
Con l’Incontro nazionale, celebrato a Loreto in occasione del 40° anniversario dalla promulgazione del Rito della Consacrazione delle vergini,  viene suggerito l’inizio di un nuovo percorso che riconosca la fedeltà di Dio nonostante le nostre fragilità.
  

 
Liberamente  tratto, con piccole integrazioni ed aggiornamenti, dal 
 contributo al Congresso internazionale del 2008  redatto dal gruppo per il collegamento, pubblicato nel Foglio di Marzo e negli Atti dell’Incontro nazionale del 2008.  

Per conoscere le diocesi in cui è attualmente presente l'Ordo Virginum clicca su ordovirginum.org


14.  L’Ordine delle vergini consacrate in Sicilia
          La verginità consacrata in Sicilia trova radici molto profonde a partire dai primi secoli cristiani. Solo per fare un esempio, basti pensare ad Agata, Lucia e Venera, vergini martiri sotto l’Impero Romano, tra le tante che hanno vissuto in questa terra.
         Il ripristino dell’antico rito di consacrazione verginale ha offerto e continua ad offrire a tante donne del nostro secolo l’opportunità di testimoniare l’amore indiviso per Cristo in maniera pubblica e solenne inserendosi a pieno titolo nella vita della Chiesa locale attraverso il discernimento e la conferma del vescovo, Ordinario del luogo.
         L’uso del Rito in Sicilia, dopo la riforma liturgica, è attestata presso la diocesi di Mazara del Vallo: il 21 novembre 1992 nella parrocchia dell’isola di Pantelleria Pina riceveva la consacrazione per le mani di Sua Ecc.za Mons. Emanuele Catarinicchia.
         Nel 1994 l’amato Card. Salvatore Pappalardo, di rientro dal Sinodo sulla Vita Consacrata, scriveva una lettera pastorale in cui stabiliva, anche per l’arcidiocesi di Palermo, l’uso del Rito riformato per le donne che vivono nel mondo. Questa fu l’occasione per un’insegnante di religione di chiedere tale consacrazione. Seguirono diversi colloqui a cui parteciparono altre donne orientate a questa scelta di vita e il 23 marzo 1996, nella chiesa cattedrale, l’arcivescovo, decisamente onorato, celebrava per sette donne la sacra liturgia di consacrazione verginale.
         L’incontro nazionale svoltosi a Palermo nel 2001 ha contribuito ad una maggiore conoscenza della realtà favorendone la diffusione tra le diocesi siciliane:
• 2001 Monreale • 2003 Nicosia • 2004 Catania • 2005 Acireale • 2007 Noto • 2008 Piazza Armerina e Ragusa • 2010 Messina.
         Il dato, naturalmente si riferisce alle prime consacrazioni. In quegli stessi anni, compreso il 2006 e il 2009 alcune di queste diocesi hanno annoverato nell’Ordo Virginum altre candidate.
         Attualmente sono quarantotto le vergini consacrate, mentre una decina quelle che hanno iniziato un cammino di discernimento e formazione in vista della consacrazione.
         Il 29 aprile 2006 alcune vergini consacrate, provenienti da diverse diocesi della Sicilia, si sono ritrovate a trascorrere qualche giorno sull’Etna presso un’antica casa restaurata, tra il verde della boscaglia e le volpi sulla soglia della porta. Onorate della visita di Mons. Pio Vigo, vescovo delegato dalla CESi  per la Vita Consacrata, hanno sentito la necessità di avviare un percorso formativo a sostegno dei vari Ordo Virginum diocesani e in piena sintonia con gli incontri nazionali a cui non tutte e sempre riescono a partecipare.
         In un’assemblea plenaria riunitasi ad Acireale il 17 luglio 2006, alla presenza di Mons. Vigo e dell’allora Nunzio Apostolico Mons. Paolo Romeo, si dava inizio ad una serie di incontri regionali a cadenza trimestrale da svolgersi nelle diverse diocesi siciliane su argomenti proposti dalle stesse consacrate per conoscere, approfondire e sostenere tale vocazione. Con l’intento di un arricchimento reciproco, scambio e confronto,  incrementando l’amicizia e la solidarietà..
I temi affrontati sono stati:
  • 2006 - 2007     “Affascinati dall’Amore: il carisma della verginità”
  • 2007 - 2009    “Varcare la soglia dell’Amore: l’esperienza di Chiesa”
  • 2009 - 2010    “Racconto incarnato: abitare le storie”
  • 2010 - 2011 “La chiamata, la dinamica della libertà e della vita interiore, sessualità e sviluppo integrale”.

Infine, in sintonia con gli orientamenti pastorali della CEI le vergini consacrate delle Chiese di Sicilia accoglieranno il prossimo incontro nazionale presso l’Hotel Hopps di Mazara del Vallo.
Insieme alla Beata Vergine Maria magnifichiamo il Signore per la sua infinita tenerezza e bontà manifesta nella Chiesa sua Sposa.
 



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